EPIZOANTHUS  SPECIES

 

 

 

 

La maggior parte di questi Zoantiniari, il cui colore varia dal bruno al cannella, oltre a fondali solidi colonizza spesso lumache e gusci di bivalvi che ospitano ancora i Molluschi stessi o dei paguri. Queste specie, che generalmente formano colonie, sono dei voraci predatori di plancton che dobbiamo nutrire con molto surrogato di zooplancton.
La foto mostra una delle specie tropicali meno conosciute, proveniente dall'Indo-Pacifico, insieme ad un Alcionaceo, precisamente Lobophytum spec. In questa colonia si può osservare molto bene come i singoli polipi, grazie ad una buona alimentazione, sviluppavano costantemente polipi figli mediante gemmazione; ciò ha portato ad una vasta colonia. L'Alcionaceo, che in origine cresceva bene poggiando piatto sul fondo, piegò sempre di più verso l'alto i suoi margini, in modo che gli Zoantiniari non riuscivano a danneggiare con la loro sostanza urticante i sottili polipi sulla parte superiore dell'Alcionaceo. Così in breve si sviluppò un Alcionaceo a ciotola che dopo assunse quasi una forma a bicchiere.
Gli Zoantiniari presentati in questa foto si trovano abbastanza regolarmente, tranne qualche eccezione, nei negozi specializzati ben assortiti di organismi marini. Soprattutto le specie di Zoanthus provenienti dallo Stretto di Malacca ci arrivano spesso passando per Singapore.
Sono più rare le specie di Epizoanthus, che però da poco tempo vengono
importate anche dall'Africa Orientale. Raramente formano colonie così ampie come le specie di Zoanthus e Palythoa; i loro polipi si trovano sporadici su substrato come per esempio materiale coralligeno morto.
Gli Zoantiniari del genere Epizoanthus posseggono tentacoli abbastanza lunghi, sottili e assai appuntiti. Si cibano soprattutto di finissimo zooplancton. È preferibile alimentarli due volte alla settimana con una pipetta riempita con cibo ammollito in acqua marina, come surrogato di zooplancton seccato e liofilizzato, organismi planctonici surgelati (per esempio Bosmidi) o anche pulci d'acqua. Queste sostanze nutritive si lasciano poi gradualmente fluire sopra la colonia. Come le grosse specie di Palythoa, anche le specie più grandi di Epizoanthus vanno alimentate al massimo tre volte alla settimana con Mysis, polpa sminuzzata di bivalvi, pesce e Crostacei. Con una pinzetta provvediamo ad una somministrazione diretta. Gli organismi rispondono con un'abbondante gemmazione.
Siccome tra i singoli polipi di una colonia col tempo si accumulano molti sedimenti, è bene direzionare talvolta il getto della pompa centrifuga del filtro direttamente sugli invertebrati. Anche con la mano dovremmo sventagliare energicamente qualche volta sopra le colonie, in modo da liberarle dai detriti. Questo serve anche a tenere lontani sgradevoli parassiti, per esempio Planarie e piccoli vermi.
La maggior parte delle specie si lascia tenere bene insieme a molti altri Antozoi. Così si possono allevare senza problemi con i più disparati Alcionacei e Sclerattinie. Anche qui si faccia però attenzione che gli animali non si avvicinino troppo, evitando possibilmente qualsiasi contatto diretto. Gli Zoantiniari stessi vengono disturbati soltanto da Sclerattinie con una sostanza urticante potente, per esempio dalle specie di Euphyllia o Plerogyra. Anche varie specie di Actinodiscidi possono risultare pericolose per i nostri delicati Antozoi, però generalmente solo in caso dì contatto diretto. Zoantiniari che non si aprono vanno sistemati in punti eventualmente più adatti nell'acquario; un'illuminazione scarsa oppure un movimento dell'acqua troppo debole possono esserne la causa. Ma anche un Antozoo molto urticante nelle vicinanze può spingere qualche Zoantiniario a non aprirsi più. Gli Zoantiniari generalmente non vengono infastiditi dai soliti pesci piccoli. Talvolta Acanturidi e Centropyge rosicchiano le colonie. Allora può accadere che esemplari danneggiati in questo modo non si sviluppino completamente. Questo vale naturalmente anche per i gamberetti, che volentieri levano dalla corona tentacolare degli Zoantiniari il cibo catturato. Qui di volta in volta dobbiamo decidere se vogliamo togliere dall'acquario i Crostacei o gli Antozoi. In linea di massima gli Zoantiniari sono però così tenaci da non reagire con particolare sensibilità a fastidi di breve durata. Solo un disturbo ricorrente non viene tollerato, discorso valido anche per tutti gli altri Antozoi. Tutti gli Zoantiniari, come già accennato, vengono infastiditi in misura considerevole da alghe filamentose. Per eliminare in modo durevole questi filamenti, dovremmo utilizzare anche per questi Antozoi la nostra acqua calcarea e badare che i valori di nitrati e fosfati non aumentino. È vero che tranne le specie gialle di Parazoanthus quasi tutti gli Zoantiniari sopportano 
contenuti assai elevati di questi composti (in parte tollerano concentrazioni rispettivamente di oltre 10 e 0,5 mg/l), però in tal caso dobbiamo sempre aspettarci un'eventuale apparizione degli sgraditi filamenti verdi.
Impiegando luce HQI, nei nostri acquari di coralli spesso si riproducono anche le belle alghe a sfere di vetro dei generi Valonia e Dictyosphaeria; non di rado vengono introdotte con gli Zoantiniari, poiché crescono tra i loro polipi. Queste alghe sferiche, di un verde trasparente, vanno eliminate con regolarità possibilmente con una pinzetta uncinata, prima che formino ampi strati. Non ha senso "schiacciare" queste alghe direttamente nell'acquario, perché dalle cellule residue si sviluppano nuovi organismi. Talvolta i piccoli polipi vengono infastiditi dal tallo delle varie specie di Caulerpa. Anche queste vanno eliminate nel momento in cui crescono tra gli Antozoi. Si inizi in tempo, prima che una fitta rete di propaggini abbia infestato gli Zoantiniari. Sono dannose anche le Cianoficee, alghe patinose rosse o di altro colore, che si osservano soprattutto impiegando lampade a vapori di mercurio. Queste alghe, che crescono rapidamente a mo' di strati, sono in grado di soffocare con molta facilità gli Zoantiniari, mentre non sono assolutamente pericolose per gli Actinodiscidi, molto più grandi, e per la maggior parte delle Sclerattinie. Quindi le alghe patinose vanno sifonate regolarmente. Se un cambiamento del tipo di illuminazione, per esempio sostituendo le lampade a vapori di mercurio con tubi fluorescenti e/o lampade HQI, non serve a nulla, l'ultimo rimedio è l'aggiunta del cloramfenicolo, un antibiotico, a un dosaggio di 1 g. per 100 litri d'acqua. Dopo 3 giorni aggiungiamo ancora 0,5 g. per 100 litri d'acqua. Durante questo trattamento un eventuale filtraggio attraverso carbone attivo va interrotto. L'antibiotico, che si scioglie diventando lattiginoso, viene distribuito rapidamente per tutta la vasca. Rispettando la concentrazione indicata, non si presentano danni né per la decomposizione batterica nè in quasi tutti gli invertebrati e pesci.