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LOBOPHYTUM CRASSUM
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Questo Alcionaceo anch'esso incrostante. è ricoperto assai più fittamente di polipi della specie precedente. Per il resto assomiglia al suo consimile, sia per quanto riguarda la diffusione che l'allevamento in acquario. Le escrescenze, a mo' di sottili lobi o digitiformi, crescono in tutte le direzioni. Nella maggior parte delle specie di Lobophytum si possono vedere trasparire bene, attraverso il corpo molle le spicole ed altri elementi scheletrici. Gli Alcionacei del genere Lobophytum sono molto robusti e possono venire allevati anche insieme a pesci abbastanza grandi come Acanturidi o Centropyge. Si abituano velocemente pure a molti fastidi di carattere meccanico, come per esempio gamberetti o piccoli paguri che girano per la vasca, e allora non ritirano più i loro polipi. Le specie di Lobophytum possono venire riprodotte facilmente tagliando via dei pezzi dai lobi marginali e legandoli su un substrato. Esse rigenerano le ferite rapidamente, e anche le nuove colonie si fissano sul substrato nel giro di circa 2 settimane. La riproduzione artificiale riesce bene quanto nelle specie di Sarcophyton. I coabitanti più frequenti sono degli Ctenofori; come parassiti, si trovano talvolta dei minuscoli vermi. Questi ultimi, che mangiando scavano dei veri e propri cunicoli, vanno combattuti come descriverò in seguito. Oltre agli Alcionacei a fungo e incrostanti dei generi Sarcophyton e Lobophytum, da alcuni anni vengono importati sempre più frequentemente Alcionacei a forma di cespuglio e di alberello dei generi Sinularia e Cladiella. Come nelle specie di Sarcophyton, anche in Sinularia si può distinguere un tronco, quasi sempre privo di polipi, da una struttura cespugliosa o ramificata con polipi. Questo vale anche per le specie di Cladiella. Entrambi i generi si trovano in tutte le barriere coralline, dal Mar Rosso fino all'Oceano Indiano e al Pacifico. Alcune specie vivono anche su coste rocciose prive di coralli. Mentre le specie di Sinularia talvolta si trovano anche sulla piattaforma corallina, la maggior parte delle Cladiella vive in acqua profonda oltre 5 m circa. Tuttavia, le principali zone della loro diffusione si trovano, però, sulla parete della barriera, nella barriera subcostiera e nella zona lagunare. Viene preferito un substrato compatto, materiale coralligeno morto oppure un fondo di ciottoli molto grossi. Tutti i rappresentanti finora importati di entrambi i generi presentano nel tessuto alghe simbionti e quindi, in linea di massima, sono da allevare come le specie di Sarcophyton. Non tutte le specie sopportano in ugual misura la luce estremamente forte delle lampade a vapori di alogenuri HQI. Siccome spesso non sappiamo da quale profondità provengano le colonie importate, è preferibile acclimatarle progressivamente alla luce HQI. Con un'illuminazione di soli tubi fluorescenti, in genere, non ci sono problemi con questi Alcionacei. Per la maggior parte delle specie dovrebbero, però, essere sistemate sopra l'acquario almeno 4 lampade, inclusa una blu. Tutti gli Alcionacei, a forma di cespuglio o alberello, amano un forte movimento dell'acqua che dovrebbe lambire la colonia da diverse direzioni. In questo modo gli Alcionacei vengono considerevolmente facilitati negli scambi di acqua e gas, assicurando loro una lunga vita e una forte crescita in acquario. Si dovranno somministrare ancora una volta vari tipi di surrogati di zooplancton, catturati agevolmente dagli innumerevoli polipi che crescono in tutte le direzioni. Un'alimentazione mirata perciò non è necessaria, anche perchè questi organismi assumono gran parte delle loro energie vitali dalla simbiosi con le Zooxantelle. La capacità di rigenerazione in acquario di quasi tutte le specie dei generi Sinularia e Cladiella è sorprendentemente buona. Come nelle specie di Sarcophyton, le ferite e anche i 'morsi" di parassiti guariscono in fretta. La crescita, spesso stupefacente, insieme alla capacità di rigenerazione fanno sì che anche questi Alcionacei possano essere riprodotti artificialmente in acquario senza grossi problemi. Così, si possono tagliare dalle colonie dei singoli pezzi di ramo e legarli su una pietra pulita o su un ramoscello di corallo morto. Un secondo tipo di "propagazione" che proprio al principiante apparirà meno "crudele", si esegue con un sottilissimo filo di nylon (lenza finissima) si "strozza" un ramo di una colonia. Dopo alcuni giorni, se necessario, si ripete l'operazione con un secondo filo, stringendo con ancora maggior forza. Passata una settimana circa, il ramo si lascia completamente staccare dalla colonia madre; un sistema che ricorda la procedura chiamata "margotta" dai giardinieri. Si taglia sotto il filo e il ramo staccato viene legato su un substrato pulito. Per facilitare questo lavoro, conviene lasciare abbastanza lunghe le due estremità del filo usato per la strozzatura. Nella letteratura sono state descritte innumerevoli specie di Sinularia e Cladiella. Non sappiamo se si tratta sempre di vere e proprie specie, considerata la vasta diffusione in biotopi relativamente uniformi e l'elevata adattabilità a differenti condizioni di luce e di corrente dell'acqua. Le analisi a livello molecolare potrebbero offrire dei chiarimenti definitivi, ammesso che queste vengano un giorno eseguite. Di fronte alla varietà degli Alcionacei mi pare pressoché impossibile trovare un ordine sistematico, se si prendono in considerazione soltanto l'aspetto esteriore e la formazione degli elementi scheletrici. Già in acquario, proprio le specie di Sinularia e Cladiella presentano forme estremamente diverse ed anche la composizione degli elementi scheletrici può variare, come dimostrato sperimentalmente più volte. Con semplici cambiamenti nelle condizioni di luce e di corrente dell'acqua, si possono allevare in acquario colonie della stessa specie, con forme molto differenti. Se inoltre si aggiunge "acqua calcarea" e se regolarmente si integra lo stronzio, elemento importante per lo sviluppo degli elementi scheletrici, si possono anche formare spicole, rotelline e stelline calcaree del tutto atipiche. Quindi, per via dei microclimi nelle singole regioni di barriera, mi sembra senz'altro probabile che la stessa specie sviluppi colonie di aspetto assai differente e così, al limite, delle razze, ma non delle specie vere e proprie. Per l'acquariofilo marino tutto ciò dovrebbe essere di interesse secondario. Per questi è importante che, tra i numerosi Alcionacei importati, si trovi una grande quantità di specie diverse che possano venire allevate in acquario e, in parte, anche riprodotte per anni. Tra le specie di Sarcophyton la riproduzione sessuale mediante lo sviluppo della larva detta Planula, non è mai stata osservata in acquario. Però molti altri Alcionacei, per esempio dei generi Sinularia e Cladiella, ma anche delle specie di Litophyton e soprattutto Xenia, si sono già riprodotti in acquario mediante una Planula. Di questo argomento parleremo più dettagliatamente trattando le specie che seguono.
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