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CNIDARIA
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Classe HYDROZOA Ordine HYDROIDA Il mantenimento in acquario degli idroidi rappresenta un problema a causa forse delle scarse esperienze in possesso dell’amatore. Per contro accade che talvolta si formi spontaneamente nell’acquario una colonia di idroidi e che viva per vari mesi senza che sia stato fatto qualcosa per aiutarla. Poiché la maggioranza dei più bei Nudibranchi del nostro mare si nutre di questi animali dall’aspetto di alghe, sarebbe estremamente interessante arrivare a stabilire quali sono le condizioni ideali per il loro mantenimento in acquario. Di importanza decisiva, oltre ad un adatto mangime, dovrebbe essere il forte movimento dell’acqua, una buona filtrazione e condizioni di temperatura e di luce analoghe a quelle che si riscontrano alla profondità nella quale le varie specie vivono.
Classe SCYPHOZOA Ordine SEMAEOSTOMEAE Come i biologi affermano, la possibilità di adattamento in acquario delle Meduse, organismi che vivono prevalentemente in mare aperto, è nulla. Esemplari di piccola mole possono tuttavia essere mantenuti in acquario per alcuni giorni allo scopo di osservarne con comodità il comportamento o di fotografarli. La loro raccolta è assai facile perché si tratta di farle entrare, assieme all’acqua che le circonda, in un sacchetto di plastica di adeguate dimensioni. È importante non estrarle dall’acqua per non provocare lacerazioni nel delicato tessuto che costituisce il loro corpo. In acquario le Meduse vanno tenute da sole, per evitare che nel loro incessante vagare danneggino altri animali.
Classe ANTHOZOA Ordine ALCYONACEA Gli antozoi rappresentano probabilmente l’elemento più importante nell’allestimento di un bell’acquario marino. Ciò è dovuto a vari fattori, non ultimo quello del loro aspetto spettacolare e non sorprende quindi che ad essi sia rivolta un’attenzione particolare da parte del subacqueo alla ricerca di materiale per il proprio acquario. Gli appartenenti a quest’ordine sopportano bene i disagi della cattura, a condizione che non vengano danneggiati. Andranno quindi staccati, mediante uno scalpello, con una parte del loro supporto e non strappati rudemente dalla loro sede. I polipi degli alcionari si impossessano abbastanza volentieri di naupli di Artemia salina appena nati e come alternativa si può tentare con polpa fresca di molluschi e di crostacei finemente triturata nel frullatore.
Ordine GORGONACEA Appartengono a quest’ordine alcuni dei generi più spettacolari per l’acquario di invertebrati del Mediterraneo, anche se non i più facili da tenere. Con gli opportuni accorgimenti, tuttavia, che generalmente sono quelli suggeriti da una scrupolosa osservazione delle abitudini di vita in natura degli animali che ci interessano, si riesce a farli sopravvivere per periodi abbastanza lunghi e cioè anche per alcuni anni. E importante quindi che l’esemplare di Corallium rubrum, per esempio, sia sistemato nell’acquario in maniera che i sedimenti non lo sporchino e che le alghe non lo invadano. Ciò significa collocarlo verticalmente o capovolto (come del resto lo si rinviene quasi sempre in mare), in prossimità di una energica circolazione dell’acqua, in zona con scarsa luce. È essenziale, per ognuno degli appartenenti a quest’ordine, che non siano danneggiati da una rude raccolta o da un inadatto imballo durante il trasporto. Raccogliere solo gli individui sicuramente adatti, per forma e dimensione, alle necessità nostre e alla capacità dell’acquario e usare scalpello e martello per conservare anche il supporto sul quale la colonia è attaccata. Non sovrapporre gli esemplari così raccolti per non danneggiare il delicato cenosarco. Una bassa temperatura dell’acqua è certamente un aiuto importante per la sopravvivenza di Gorgonacea. Le specie munite di polipi relativamente grandi possono essere cibate senza eccessivi problemi con naupli di Artemie o con plancton di simile grandezza pescato in mare. Il plancton d’acqua dolce (p.e. piccoli Ciclopi e loro naupli) può andare bene come alternativa ma solo se il filtro biologico è in grado di smaltire la parte inutilizzata di mangime. Altrettanto valido, come alternativa per taluni e come cibo base per gli altri, è un "frullato” di polpa di molluschi e di crostacei, diluito con acqua di mare e integrato con vitamine. Per evitare di disperdere inutilmente i mangimi nell’acquario, i Gorgonacea vanno cibati quando i loro polipi sono espansi, irrorandoli dolcemente di mangime mediante una pipetta di gomma o una siringa alla quale si sia applicato un tubicino di vetro sufficientemente lungo.
Ordine ACTINIARIA Fra tutte le creature del mare, le attinie, dette anche anemoni di mare, sono quelle che più d’ogni altra soddisfano il senso estetico di molta gente per il loro aspetto di fiore. Se si aggiunge che molte di esse sono ritenute gli animali più facili da tenere in acquario e i più longevi, si ha una spiegazione del loro “successo” presso gli acquariofili. In genere è proprio con una rossa Actinia equina (detta pomodoro di mare), raccolta fuor d’acqua in bassa marea sugli scogli di un molo, che molti di noi hanno iniziato con l'acquario marino. Il sistema di raccolta delle attinie varia di genere in genere, a seconda anche delle abitudini dell’animale e dell’ambiente nel quale vive. Actinia equina, A. cari e Anemonia sulcata vanno staccate con pazienza dal loro supporto, cercando di danneggiarle il meno possibile. È evidente che se per un caso fortunato (piuttosto insolito) fossero attaccate ad un sasso di misura adatta all’acquario, sarà preferibile trasferire nell’acquario sasso e anemone. La cosa però non è così importante, nel caso delle suddette specie, perché si tratta di animali che raramente si accontentano del posto loro assegnato dall’acquariofilo e vagheranno per l’acquario, strisciando sul loro “piede”, finché non avranno trovato un posto che, per illuminazione e agitazione dell’acqua, meglio si adatta a loro. Per staccare le attinie dal loro supporto, ognuno ha un suo metodo. Normalmente si usa inserire un’unghia tra il piede dell’animale e la pietra su cui aderisce, per poi allargare sempre più la zona di distacco finché l’animale può essere staccato completamente senza fatica. Piccoli brani di tessuto che restino attaccati alla pietra non significano generalmente un danno grave per l’animale, che si riattaccherà subito ad un nuovo supporto. Per il trasporto le attinie rosse e gli anemoni solcati possono essere tenuti senz’acqua. Per quanto riguarda Bunodactis verrucosa, non si ha idea di chi possa essere il temibile nemico a cui intenda sfuggire (oltre al subacqueo-acquariofilo) sta di fatto che questa bella attinia sceglie sempre il buco più inaccessibile dove infilarsi e per toglierla integra occorre perizia, pazienza e fortuna, oltre a martello e scalpello con i quali allargare il buco di quel tanto che occorre per raggiungere il piede dell’animale. Le attinie fin qui trattate possono essere maneggiate senza problemi, salvo che non si soffra di una particolare allergia per le sostanze urticanti che emettono. Un animale invece da trattare coi guanti (nel vero senso della parola) è Cladactis costae, il più “pungente” fra tutti i Celenterati del Mediterraneo, comprese le comuni Meduse. Dato che di giorno la si rinviene allo scoperto, posata su strati di alghe o su rocce, è facilissimo catturarla facendola entrare nel retino od anche in un sacchetto di plastica, senza bisogno di toccarla. Meno semplice è invece la cattura delle belle Aiptasia mutabilis che è quasi impossibile distaccare dal loro supporto senza danneggiarle gravemente. Begli esemplari integri di questa specie possono essere raccolti solo se sono attaccati ad un sasso asportabile oppure distaccando, con scalpello e martello, il pezzo di pietra cui aderiscono. L’alimentazione delle attinie non è un problema. Innanzitutto si tratta di animali in grado di sopportare lunghi periodi di digiuno senz’altra conseguenza se non quella di un “dimagrimento” che si manifesta con la riduzione delle dimensioni. Per mantenere le attinie nelle migliori condizioni, esse andrebbero cibate due o tre volte la settimana con un boccone non troppo grande. Per una attinia equina di grandezza massima, per esempio, il boccone non dovrebbe superare la misura di un fagiolo, specialmente durante la stagione calda in cui la digestione dei Celenterati si fa più difficile. Se l’animale non accetta subito il boccone che gli si porge (mediante un bastoncino od altro) a portata di tentacoli, può significare che non è affamato o che il cibo non è di suo gusto. In entrambi i casi è meglio non insistere. Come mangime sono molto gradite le compresse di TabiMin, la polpa di pesce magro, di crostaceo e di mollusco sia fresca che congelata o liofilizzata. I mangimi congelati debbono essere decongelati prima di porgerli agli animali. Per le specie più piccole sono molto adatte le artemie adulte sia vive che congelate o liofilizzate. Una raccomandazione: tutte le attinie, chi più chi meno, cedono all’acqua sostanze non ben identificate (tossine) che ad una certa concentrazione risultano letali a tutti gli animali dell’acquario comprese le stesse attinie. Per evitare il rischio di tale concentrazione, non si deve tenere nell’acquario più di qualche esemplare.
Ordine MADREPORARIA Anche se la maggior parte delle madrepore del Mediterraneo non raggiunge la spettacolarità e le dimensioni delle madrepore tropicali, restano pur sempre degli organismi altamente desiderabili nell’acquario domestico. Una specie in particolare, non ha niente da invidiare, in quanto a colore e a bellezza, a quelle tropicali: Astroides calycularis. La raccolta dei madreporari sarà fatta con particolare riguardo per non danneggiarli. Ad eccezione di Cladocora cespitosa che è facile distaccare dal suo supporto al quale solo raramente è tenacemente saldata, per tutte le altre madrepore si dovrà usare martello e scalpello in modo da asportarle con un adeguato pezzo del loro supporto. In qualche caso l’operazione può essere fatta anche con il pugnale da subacqueo, ma gli esemplari raccolti con un pezzo della roccia a cui erano saldati hanno molte più probabilità degli altri di adattarsi alle mutate condizioni di un acquario e di vivere abbastanza a lungo. Di importanza determinante è che gli esemplari siano sistemati nell’acquario, cosa non sempre facile, nella posizione in cui normalmente vivono in mare. Ad eccezione di Cladocora cespitosa, che vive di solito orizzontalmente, tutte le altre madrepore si trovano normalmente saldate su pareti verticali o addirittura sulla volta di anfratti. Ripetere questa posizione in acquario è spesso un problema ma si dovrebbe fare tutto il possibile perché è il solo modo per assicurare agli animali condizioni di vita possibili. Pare infatti che il normale “pulviscolo” dell’acqua, assieme ai prodotti di rifiuto degli animali stessi che non hanno alcuna maniera per allontanarli, siano la principale causa di sofferenza delle madrepore in acquario. A seconda della grandezza dei polipi, le madrepore vanno cibate con prede vive, congelate oppure anche liofilizzate. Astroides e Cladocora gradiscono molto i naupli di artemia e le artemie adulte congelate. Per ammirare le colonie di Astroides nel pieno della loro bellezza, con tutti i polipi aperti come anche in mare è raro vedere, occorre versare nell’acquario una razione di naupli di artemia. Dopo che i polipi sono aperti, accettano anche le artemie adulte congelate ed altri cibi di giusta grandezza. Per evitare che i mangimi vadano dispersi nell’acquario, anche le colonie di Astroides e Cladocora possono essere alimentate con una pipetta di gomma. I polipi isolati delle altre madrepore possono essere imboccati individualmente, una o due volte la settimana, con bocconi di cibo fresco non più grandi di un chicco di riso bollito.
Ordine ZOANTHINARIA Le colonie di Parazoanthus axinellae rappresentano uno degli elementi più spettacolari dell’acquario. Sono da preferire quelle raccolte in parete (in luoghi non soleggiati) complete della roccia sulla quale sono attaccati. Una varietà con la colonna intensamente colorata d’arancio, è particolarmente ricercata per l’acquario e vive abbastanza a lungo se tenuta, come del resto la si rinviene in natura, verticalmente. Per ammirarne a pieno la bellezza, le colonie di Parazoanthus vanno sistemate ben vicine al vetro frontale dell’acquario, dove è anche più facile alimentarle, possibilmente ogni giorno, irrorando i polipi con un concentrato di acqua marina e naupli vivi di Artemia salina. Anche il plancton d’acqua dolce è accettato e in seguito non verranno rifiutati neppure i frullati di polpa di pesce magro, crostacei e molluschi, integrati con vitamine. Durante la raccolta ed il trasporto, gli Zoantinari devono essere tenuti separati fra loro per evitare di danneggiarli. Le pietre ricoperte di Parazoanthus andranno sistemate in sacchetti individuali di plastica di adeguata misura, avviluppate in spugna sintetica non tossica o in un foglio di polietilene piegato in due o in quattro perché non lacerino il sacchetto.
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Ordine CERIANTHARIA I Cerianti sono senza dubbio i “sovrani” dell’acquario e la preda più ambita dell’acquariofilo-sub. La loro longevità è proverbiale così come la loro adattabilità alle condizioni più ostili. Con qualche attenzione però è possibile avere nel proprio acquario esemplari sani e di eccezionale bellezza, assai più belli, tanto per intendersi, di quelli che si possono incontrare in mare. La raccolta del Cerianto richiede particolari attenzioni. Quando l’animale è spaventato, si rifugia con un rapido scatto verso l’estremità inferiore del suo tubo membranoso. Se il fondo è di morbida melma, il tubo può essere lungo anche più di un metro. Se invece è costituito da sassi o da materiale duro, può essere anche di soli 40 centimetri. In entrambi i casi è impossibile estrarre dal fondo il tubo con il suo contenuto e chi si ostinasse a voler catturare un Cerianto senza troppa fatica tirando il tubo, si accorgerebbe che è tempo perso. La parte terminale del tubo, quella dove l’animale si è rifugiato, è più sottile e si lacererà, lasciando il subacqueo con un tubo vuoto in mano e il Cerianto con la noia di doversi costruire un nuovo tubo. Chi conosce l’anatomia del Cerianto, sa che l’animale, anche quando la sua “testa” (o meglio la bocca) con i bei tentacoli sporge dal tubo, in paziente attesa di qualche piccola preda, si addentra nel tubo col corpo rilassato per un considerevole tratto. E' quindi inutile tentare di impedire l’infossamento dell’animale mediante una rapida stretta del tubo. Si potrà forse bloccare l’animale, ma non senza averlo danneggiato in maniera irreparabile. Stringendo il tubo od anche semplicemente piegandolo nel punto in cui si trova l’animale (per es. nel sistemarlo nel sacchetto di trasporto), si provoca una lacerazione ai delicati tessuti all’interno del corpo dell’animale, lacerazione che, se grave, lo condurrà a sicura morte. Nel migliore dei casi invece, per la guarigione della ferita subita, l’animale dovrà uscire dal suo tubo (anche qualche giorno dopo che sarà stato sistemato nell’acquario) e dovrà vagare pietosamente per la vasca per lunghe settimane, talvolta per mesi, finché le ferite non saranno completamente cicatrizzate. Nel frattempo non avrà toccato cibo (è inutile insistere) e sarà notevolmente dimagrito. Poi, come d’incanto, con pochi abili movimenti si infilerà nella sabbia, rifarà un nuovo tubo e ricomincerà a nutrirsi. Ma chi saprà avere la pazienza di aspettare tanto a lungo? Meglio evitare tutto ciò, raccogliendo solo animali che sia possibile catturare senza danni. Un Cerianto che si trovi su un tratto ghiaioso del fondo, non deve neppure attirare l’attenzione del subacqueo, a meno che non sia di eccezionale bellezza e che non valga quindi la fatica di scavare, con le unghie, una buca tutt’intorno al tubo, fonda quando basta per estrarre il tubo completo del suo contenuto. Se il Cerianto si trova invece tra due massi dove l’operazione di scavo non è possibile, meglio non tentare neppure. Le catture più facili e più redditizie si fanno sui fondali costituiti di morbido fango o su ripide scarpate dove con poca fatica è facile far franare la ghiaia. Il miglior sistema è quello di afferrare dolcemente con la mano sinistra l’imboccatura del tubo (scavando, l’acqua si intorbidirà e si corre il rischio di perdere di vista l’animale) e di scavare con la destra tutt’intorno al tubo fin dove si può arrivare col braccio. Tastando ogni tanto il tubo, si potrà sentire quando si è arrivati nel punto in cui l’animale è rifugiato e solo allora si potrà tirare dolcemente (senza stringere l’animale) finché il tubo sarà uscito. Il tubo non è indispensabile per l’animale che si desidera trapiantare nell’acquario ma, a meno che esso non rappresenti un rischio per l’integrità dell’acqua della vasca, vale sempre la pena di conservarlo. E vero che il Cerianto si costruirà presto un altro tubo ma esso non sarà più come quello raccolto in mare, tubo nel quale il muco prodotto dall’animale è mescolato a sabbia, frammenti e detriti. Nella monotona calma dell’acquario, il nuovo tubo sarà quasi bianco, pulitissimo, liscio, innaturale. Non è necessario portarsi a casa un metro e mezzo di tubo che difficilmente si riuscirebbe a sistemare in un normale acquario. Per l’animale è sufficiente un pezzo di tubo di 30-40 cm che noi sceglieremo naturalmente dall’estremità superiore. Lavorando in acqua per non premere troppo sul corpo dell’animale, costningeremo l’animale stesso a risalire pian piano verso la bocca del tubo, solleticandolo con un dito o versandovi dell’acqua od anche soffiando con la bocca dentro il tubo (un bel Cerianto vale pure un bacio anche se il suo tubo è poco attraente). Una volta ottenuto che l’animale si trovi dentro il pezzo di tubo che vogliamo conservare (attenzione che non esca del tutto e vada perduto), taglieremo con le forbici o con un coltello la parte eccedente. Prima di buttarla, la ispezioneremo bene perché vi si potrebbe trovare una rara conchiglietta. Sistemare bene un Cerianto col suo tubo in un acquario, è spesso più difficile che raccoglierlo in mare. Un espediente più volte sperimentato consiste nell’infilare nella sabbia, nel punto desiderato, un pezzo di tubo di plastica di diametro sufficiente a contenere il Cerianto e lungo circa quanto l’animale stesso. Raggiunto col tubo il fondo della vasca, si toglie la sabbia aspirandola, assieme all’acqua, con un tubo di gomma non troppo sottile. Quindi si infila il Cerianto nel tubo di plastica vuoto e, tenendo giù l’animale con una cannuccia, si sfila dalla sabbia il tubo. La sabbia circostante fascierà l’animale e l’eventuale avvallamento potrà essere colmato rimettendo con un bicchiere la sabbia mancante. In breve il Cerianto si metterà all’opera per rifarsi il tubo mancante inferiormente, che per necessità di cose sarà orizzontale. Anche l’alimentazione dei Cerianthus richiede particolari attenzioni. Alimentandoli con naupli di artemia o con artemie congelate se le accettano, si costringeranno gli animali a tenere in esercizio i loro tentacoli che così si svilupperanno ulteriormente. Inoltre non si corre il rischio di cibarli troppo. Se invece gli animali saranno “imboccati”, come spesso si usa, con pezzetti di pesce, di gambero o di bivalve, essi cresceranno in dimensione ma ridurranno la lunghezza dei loro tentacoli, non più esercitati dalla ricerca di cibo. La cosa migliore è di alternare i due sistemi. Pare che in natura i Cerianti si cibino in prevalenza di larve di ostrica e di altri bivalvi. In acquario dimostrano di accettare quasi tutto: dalle compresse (rotte in quattro parti) di TabiMin alle dafnie e ai piccoli Guppy. La regola più importante è quella che riguarda la quantità di cibo somministrato. A differenza di quanto avviene nelle attinie, che se costrette ad ingoiare un boccone troppo grosso o troppo indigesto, sono in grado di rigettarlo, i Cerianti che per ingordigia o perché obbligati ingoiano un boccone che non sono in grado di digenire, lo espellono di regola attraverso il corpo. Si forma cioè un buco nel corpo dal quale il boccone viene espulso e per riparare i danni l’animale si comporterà esattamente come quando è stato ferito durante la cattura o il trasporto: uscirà dal proprio tubo e vagherà per tutto il fondo dell’acquario (col rischio di finire a contatto dei tentacoli micidiali di altri celenterati) fino a quando, guarito, non si creerà un nuovo tubo. A questo punto molti acquariofili avranno compreso la ragione del fenomeno dell’abbandono del tubo da parte di un Cerianto. Quasi sempre la causa risiede in un boccone troppo grande, oppure in difficoltà di digestione dovuta ad una temperatura dell’acqua troppo alta (evitare di cibare quando la temperatura supera i 25°C). Talvolta la colpa dell’acquariofilo è relativa ed è quando qualche altro ospite dell’acquario (un pesce, un gambero od altro) va a buttarsi in bocca al Cerianto mentre nessuno è pronto ad intervenire. E' noto che i Cerianti possono sopportare senza gravi danni periodi anche lunghi di digiuno. Non è però che il loro aspetto tragga vantaggio da un trattamento del genere ed è meglio non esagerare se non si vuole che l’animale dimagrisca a tal punto da rendere poi difficile una sua ripresa.
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