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NASCONO I PRIMI PROBLEMI
Parte III
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Prima di concludere questa parte dei miei consigli su come affrontare i primi problemi con un acquario nuovo, vorrei soffermarmi un attimo sui lavori, per così dire, di regolare manutenzione. Anche se molte persone inesperte sono convinte che l'acquario richiede molta cura, in realtà le cose stanno ben diversamente, in linea di massima una vasca con una capacità non superiore a 500 litri richiederà in una settimana un'ora o due di lavoro da parte dell'appassionato. Ovviamente, in questo tempo non è compreso il periodo di "contemplazione", ma mi auguro che questo l'acquariofilo non lo consideri un lavoro bensì lo scopo di divertimento e di soddisfazione del suo hobby. Ovviamente, essendo l'acquario un pezzo di natura dove si cerca di ricreare degli ambienti tropicali e non con mezzi tecnici, non si può fare a meno di certi lavori, cioè di interventi correttivi da parte dell'appassionato. Di alcuni ho già parlato nelle precedenti due parti, ma ci sono altri che non sono direttamente legati al funzionamento vero e proprio di una pompa, per esempio, piuttosto che dell'impianto di illuminazione. Prima di tutto bisogna regolarmente controllare il livello dell'acqua: sembra una cosa ovvia ma, purtroppo, frequentemente viene trascurata. Quante volte poi, soprattutto per motivi di tempo, si rabbocca l'acqua eventualmente evaporata con l'acqua potabile di rubinetto, mentre non si può mai sufficientemente ripetere che i rabbocchi devono essere fatti con acqua distillata o parzialmente decalcificata, in quanto quello che evapora è acqua "pura" e tutti i sali e le sostanze che compongono la durezza rimangono nell'acqua dell'acquario senza evaporare. Ancora più importanti, però, secondo la mia personale esperienza, sono i cambiamenti parziali dell'acqua. E mia convinzione che per il 95% dei pesci tropicali questo intervento è il toccasana. Ovviamente, questi cambiamenti d'acqua devono essere effettuati rispettando alcune regole, infatti solo se eseguiti in una certa maniera danno risultati sorprendenti. Non parliamo del fatto che con un cambiamento parziale ogni due-tre giorni, per esempio, si riesce ad allevare in un acquario di capacità relativamente limitata un numero sproporzionato di pesci perché questo è, semmai, un accorgimento di emergenza. Comunque, anche per pesci che vivono in acquari perfettamente allestiti, dove sono state rispettate le regole per una non sovrappolazione, il cambiamento parziale dell'acqua è una cosa indispensabile. Strano ma vero, ma l'esperienza insegna addirittura che certi pesci che prediligono per esempio acque tenere, se tenuti in acque di media durezza ma con frequente cambiamento parziale dell'acqua (10-20% ogni settimana), vivono altrettanto bene anche se le condizioni chimiche dell'acqua non sono le più indicate. La cosa tutto sommato più importante è che con il regolare cambiamento dell'acqua si evitano accumuli di nitrati e di altre sostanze in acquario che, anche se non proprio tossiche come i nitriti, o l'ammoniaca, influenzano negativamente il metabolismo dei pesci. Purtroppo, nella maggioranza dei casi, si sfrutta in modo esagerato la capacità di adattamento dei nostri pesci che sono in grado di sopportare elevatissime concentrazioni di nitrati, ma certamente non si tratta di condizioni naturali. Il mio consiglio, pertanto, è quello di cambiare indipendentemente dall'impianto di filtraggio (che deve essere in perfetta efficienza), della grandezza della vasca e del numero dei pesci in essa ospitati, circa il 15-20% dell'acqua ogni 15 giorni o almeno una volta al mese. In questa occasione è bene sifonare, con la canna che si usa per asportare l'acqua, molto bene il fondo ed eventuali "angoli morti" della vasca per eliminare i sedimenti di varia origine che si sono depositati. L'acqua che si aggiunge dovrebbe avere le stesse caratteristiche chimico-fisiche di quella dell'acquario o, meglio, corrispondere per quanto riguarda la temperatura, il pH e la durezza. Ciò non esclude che proprio un cambiamento parziale dell'acqua sia il momento più opportuno per modificare i valori chimici, se necessario. Mescolando all'acqua rimasta nell'acquario dell'acqua, per esempio, con una durezza molto inferiore, si riesce ad abbassare gradualmente la durezza dell'acqua dell'acquario. Mi sembra importante sottolineare una cosa: anche se per il cambiamento dell'acqua non è sempre necessario utilizzare acqua decalcificata o comunque trattata particolarmente, in quanto i pesci vivono in acqua con caratteristiche chimiche identiche a quelle dell'acqua potabile di casa nostra, non è opportuno utilizzare l'acqua appena fuoriesce dal rubinetto e ciò non solo per la presenza di cloro. La soluzione migliore è quella di predisporre un grosso secchio o un altro recipiente, per esempio di plastica, dove raccogliere l'acqua di rubinetto aggiungendo un buon biocondizionatore ed eventualmente aereando, con l'impiego di una pietra porosa, per un'ora o due quest'acqua, prima di travasarla nell'acquario. Per rendere più facile l'operazione conviene prima preparare l'acqua e poi con calma eliminare la quantità d'acqua necessaria dall'acquario. Durante questo lavoro, come già detto, si dovrebbe sifonare il fondo e si dovrebbe anche provvedere ad una più accurata pulizia dei vetri laddove questo sia necessario, al controllo del materiale filtrante con relativa pulizia di quello impiegato nel prefiltro. Tutto sommato, al di fuori dei regolari controlli di cui ho già parlato precedentemente, questo è l'unico lavoro di vera manutenzione che richiede l'acquario. D'accordo che, ogni tanto, si deve cambiare una lampada, pulire eventualmente una pompa centrifuga o sostituire un polmone o una membrana ad un aereatore, ma si tratta di interventi per così dire straordinari. Ho dedicato molto spazio al cambiamento dell'acqua proprio perché ancora oggi tanti appassionati non vogliono credere che questo intervento faciliti notevolmente la soluzione di tutti i problemi che eventualmente si presentano in un acquario. Una volta fatta un po la mano, come si usa dire, questo cambiamento parziale dell'acqua richiede pochissimo tempo e può essere effettuato senza che per questo si debba sporcare la casa, come potrebbe temere la gentile consorte
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ALCUNI CONSIGLI SULL'ACQUARIO MARINO |
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Naturalmente non ho la pretesa di poter risolvere con qualche breve articolo i problemi che un acquariofilo può incontrare quando allestisce per la prima volta un acquario d'acqua dolce o marina, però alcune difficoltà si ripetono assai di frequente ed eliminando almeno quelle si riesce a rendere più facile la vita e più piacevole l'hobby dell'acquario. Nel caso dell'acquario marino la maggior preoccupazione consiste nei nitriti, infatti è il valore chimico più chiacchierato dagli acquariofili marini. Come nell'acquario d'acqua dolce si parla quasi in continuazione di durezza e di pH, per l'acquario marino appunto si discute dei nitriti. A questo proposito va detta subito una cosa: i nitriti sono sostanze tossiche per i pesci, in certe concentrazioni, ma si può evitare l'insorgere di pericoli con pochi accorgimenti. Prima di tutto è naturale che in un acquario marino appena allestito, e cioè dopo poche ore dalla messa in funzione, i nitriti presenti nell'acqua "salgono alle stelle"; questa è quasi la regola in tutti gli acquari, qualsiasi metodo si usi per l'allestimento della vasca e qualsiasi materiale si impieghi. Il buon lavoro dell 'acquariofilo, però, si noterà dopo una o al massimo due settimane. Infatti, trascorso questo tempo i nitriti dovrebbero tornare entro limiti più che accettabili, per scomparire del tutto entro un mese. Si tratta del famoso periodo di maturazione dell'acqua dell'acquario e di una prima, anche se solo parziale, maturazione del filtro biologico. Questo processo, legato all'attività di determinati batteri presenti sia nel materiale di fondo dell'acquario che nel materiale filtrante, può essere accelerato notevolmente somministrando, nel momento dell'allestimento della vasca, dei batteri liofilizzati all'acqua, oppure utilizzando rocce vive per l'arredamento. Esistono speciali prodotti in commercio che rendono molto più veloce la cosiddetta colonizzazione dei vari substrati dell'acquario con dei batteri nitrificanti. Per evitare poi che i nitriti "ritornino", come dicono gli appassionati, dopo una settimana o due che sono stati introdotti i primi pesci, c'è una soluzione assai semplice: si cambia il 10-15% dell'acqua. D'accordo che nel caso dell'acquario marino il cambiamento parziale dell'acqua è relativamente costoso, perché non basta semplicemente ricorrere all'acqua di rubinetto, ma non posso mai sottolineare abbastanza l'importanza di questa operazione che fa evitare anche, in molti casi, delle malattie ai pesci. Se si considera il costo di un pesce marino, eventualmente salvato grazie ad un simile cambiamento dell'acqua, siamo largamente ripagati della spesa sostenuta. Ancora più importante che nell'acquario dolce è, nell'acquario marino, naturalmente il controllo del filtro e soprattutto la frequente pulizia del materiale nel prefiltro. Conviene pulire questo materiale o sostituirlo, secondo i casi, almeno ogni 15 giorni, meglio sarebbe ogni settimana, per arrivare ad una pulizia, che significa in questo caso una breve sciacquata sotto acqua corrente, ogni 2-3 giorni quando, per qualche motivo, l'acquario è particolarmente carico di sostanze organiche in decomposizione (per esempio erronea somministrazione di mangime in abbondanza, improvvisa morte delle alghe o altro). Un fattore purtroppo molto trascurato, stranamente, dagli appassionati dell'acquario marino, è il valore di pH. Infatti i pesci marini sopportano una certa variazione di questo valore soprattutto se si tratta di oscillazioni di breve durata, ma ciò non toglie che si dovrebbe misurare il valore di pH, in un acquario marino, almeno una volta alla settimana. Chi lo fa veramente si accorgerà con sorpresa che quasi sempre, se non effettua un frequente cambiamento dell'acqua e procede ad un filtraggio con un impianto particolarmente potente (compresa l'applicazione di uno schiumatoio, ecc.) l'acqua marina del suo acquario ha un valore di pH che al massimo è intorno a 8,1. Ho visto degli acquari marini che avevano un pH leggermente superiore a 7 e, strano ma vero, i pesci vivevano ugualmente. Però, per fortuna, l'appassionato se ne è accorto ed è intervenuto in tempo, cambiando parte dell'acqua e aumentando gradualmente il pH, salvando così i pesci da una quasi sicura morte entro breve tempo. I cambiamenti del pH, cioè il lento abbassamento, sono dovuti a fattori chimici che qui sarebbe troppo lungo spiegare. Tutto sommato, oltre ad un cambiamento regolare dell'acqua a livello del 10-15% ogni 15 giorni, conviene utilizzare molte sostanze calcaree per l'arredamento (sabbia corallina, scheletri di madrepore, ecc.) per tamponare con l'aiuto di queste sostanze il pH, cioè stabilizzarlo. Famoso è il tritato di gusci di conchiglie, di vongole o di cozze, introdotto nel filtro. Questi gusci di conchiglie frantumati sono infatti uno dei migliori temponi per il valore di pH dell'acquario marino. Un valore di pH sbagliato provoca molti guai che a volte preoccupano il neofita acquariofilo, infatti improvvisamente i pesci smettono di mangiare, proprio perché il valore di pH si è abbassato. Basta cambiare parte dell'acqua per rialzare il pH e far tornare l'appetito ai nostri ospiti. Ciò non esclude, naturalmente, che in certi casi i pesci rifiutano il cibo perché troppo monotono. Soprattutto i pesci marini sono assai sensibili ad una dieta varia, che non deve essere costituita da un solo tipo di mangime secco. È consigliabile soprattutto somministrare ogni tanto, imbevendo il mangime con la giusta quantità di gocce, delle vitamine, usando ovviamente dei prodotti studiati appositamente per l'uso in acquariofila, per evitare superdosaggi pericolosi. Un altro fattore assai discusso, che può inoltre creare difficoltà di diverso genere all'acquariofilo neofita, è la questione dell'illuminazione dell'acquario marino. Prima di tutto l'acquario marino deve essere illuminato per almeno 12, meglio 14, ore al giorno. In più, l'illuminazione deve essere intensa, perché nel 90% dei casi i pesci marini tropicali venduti oggi in Italia provengono da acque non particolarmente profonde dove, nei Tropici, esiste un 'illuminazione ancora sorprendentemente intensa. A parte però questa considerazione sui pesci, va tenuto presente l'importanza che ha una forte illuminazione sullo sviluppo dei più svariati microrganismi che necessariamente si devono sviluppare nell'acqua dell'acquario, dalle alghe microscopiche fino a certe forme di zooplancton. Naturalmente, è assai discutibile che cosa si intende per illuminazione intensa. Prima di tutto vorrei sottolineare l'importanza dell'impiego delle cosiddette lampade fitostimolanti che permettono lo sviluppo delle alghe verdi. Per quanto riguarda invece la capacità di queste lampade, o precisamente il loro wattaggio, è difficile dare un'indicazione generica e valida per tutti i tipi di acquario. Comunque, un'indicazione si può ricavare dalla seguente regola: per ogni 100 cm2 di superficie del nostro acquario si dovrebbero calcolare circa 4 watt di potenza di una lampada fluorescente. Agendo così ci si può assicurare l'importante crescita delle alghe verdi che, insieme con i batteri per il filtro biologico, sono i "regolatori" per un buon funzionamento del nostro acquario marino. |
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